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31 maggio 2011

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“EMO 00-09. L’ultima onda” fuori ora

20 agosto 2010

E’ appena uscito il libro “EMO 00-09. L’ultima onda”, la storia degli ultimi dieci anni di emo – emocore, emo-rock, emo-pop, emo-post-rock, emo-punk, screamo – ripercorsi attraverso l’analisi, le schede, le biografie e le recensioni di oltre 500 gruppi e di migliaia di dischi rappresentativi del genere.

Si tratta del primo e finora unico libro del panorama editoriale italiano in cui si è cercato di affrontare in maniera approfondita, critica e documentata questo genere musicale tanto interessante quanto controverso: il suo sviluppo, le sue evoluzioni, le sue commistioni, i suoi protagonisti, i suoi punti di forza e i suoi lati più ambigui, la sua ascesa e la sua crisi.

“EMO 00-09. L’ultima onda” costa solo € 13,50 (prezzo speciale di lancio, con uno sconto di oltre il 40% rispetto al prezzo ufficiale di copertina) e può essere ordinato ESCLUSIVAMENTE cliccando qui.
Nella pagina di ordinazione è anche possibile leggere una breve anteprima del libro in formato PDF.

Maggiori informazioni sul libro e sulle modalità di acquisto…


Il SITO di “EMO 00-09. L’ultima onda” | emo0009.wordpress.com

RIDE YOUR BIKE // The Connection (Deep Elm)

8 luglio 2010

Questo nuovo corso delle Deep Elm non è che sia poi così eccittante. Prendiamo i Ride Your Bike e il loro power-pop-punk for the next generation: sì, tutt’al più carino (per brevi tratti), ma niente di più. Niente che resterà scolpito a fuoco per sempre nella memoria di un giovane, anzi nella memoria collettiva di una bella fetta di generazione, come succedeva con gli Appleseed Cast e con i Brandtson dieci anni fa. Speriamo che l’etichetta di Charlotte lasci perdere le velleità “indie”-modaiole e torni presto a sfornare tanti bei dischetti sinceri e onesti senza preoccuparsi troppo di cosa “va” e di cosa “non va” in questo momento… [5]

SHE BEARS // I Found Myself Asleep (Deep Elm)

6 luglio 2010

Indie pop-rock arzigogolato fatto alla maniera canadese di questi ultimi anni (Arcade Fire, Wolf Parade, Broken Social Scene, ecc.). Loro però sono americani. Non ci impressionano, ma potrebbero risultare graditi a chi è un cultore di tale estetica. [5]

THE ALBUM LEAF // A Chorus Of Storytellers (Sub Pop)

19 giugno 2010

Ambient-post-rock-shoegaze-pop-tronica (!!!) in una delle sue più alte espressioni oggi ancora possibili. E’ convincente quanto mai Jimmy LaValle (ex Tristeza) nell’ultimo prodotto del suo progetto The Album Leaf, oggi ben più vario che in passato e talvolta persino orchestrale con quegli interventi di archi, ma pur sempre così amabilmente malinconico e crepuscolare. Per chi adora tanto i Pinback quanto i Sigur Ròs, tanto gli ultimi Appleseed Cast quanto i Radio Dept., tanto Notwist ed Helios quanto Mogwai e Mono. [8]

HOT CHIP // One Life Stand (Parlophone)

15 giugno 2010

Ormai è chiaro, la musica degli Hot Chip serve solo a una cosa: a intrattenere e a divertire, con gusto (anche quando sembra che abbiano esagerato) e senza ricorrere a facili mezzucci. E non è poco. Tra una citazione di Madonna e spericolate rivisitazioni Italo-disco, ecco un altro piccolo manuale del perfetto electropopper scritto dai prodighi inglesi. Forse in passato hanno fatto anche di meglio, ma non è questo il punto. [6]

OFF WITH THEIR HEADS // In Desolation (Epitaph)

12 giugno 2010

Gli Off With Their Heads su Epitaph? Purtroppo sì. Però non fasciamoci la testa prima di essercela rotta: non è detto che… E allora? Beh, che si siano dati una ripulitina generale è evidente (ma poi neanche così tanto), il disco qualitativamente parlando è solo appena passabile e piuttosto monotono (pezzi-cantilena tutti incredibilmente uguali) e, come dire, furbetto e populista: speriamo solo che non si mettano in testa di diventare i nuovi Green Day! In realtà gli obiettivi per ora sembrano più Against Me! e Gaslight Anthem… Comunque, niente di speciale: come da previsione passano all’incasso, e già solo dopo pochi anni di carriera. Beati loro. [5.5]

BAND OF HORSES // Infinite Arms (Sub Pop)

10 giugno 2010

Trascurabilissima coldplayata con sortite di pseudo-alt.country e di psichedelia folk-pop a buon mercato. E dopo un po’, che noia… Erano molto meglio i loro dischi precedenti. [5]

Recensioni /3

5 giugno 2010

DANKO JONES, Below The Belt (Bad Taste): Ok, è solo l’ennesimo disco di Danko Jones, è ripetitivo e nulla aggiunge alla storia del rocker canadese. Però fin dalle prime note della prima canzone una scarica di adrenalina attraverserà il vostro corpo e il piedino comincerà a battere ritmicamente sul pavimento. Poco male se a volte sembra di sentire Lenny Kravitz, in realtà sappiamo bene che è tutt’altro… Va bene così, non c’è nulla di sbagliato: è solo rock’n'roll. [6]

ELECTRIC PRESIDENT, The Violent Blue (Fake Four Inc.): Non male il nuovo disco degli alfieri della indiepoptronica. Un po’ più maturo dei precedenti nei suoni, nelle atmosfere e negli arrangiamenti, ma non tanto nelle melodie, come sempre docili. Al netto delle forti influenze psichedeliche, prog e shoegaze, complessivamente – specie dal punto di vista della freschezza e della ispirazione – resta comunque preferibile il debutto omonimo del 2006. [6]

PAPER ARMS, Days Above Ground (Poison City): Dall’Australia, post-hardcore moderno ma non eccessivamente ammiccante né sputtanato. Ci sono vaghe reminiscenze di quel punk rock ruvido ed emotivo di matrice Hot Water Music, Small Brown Bike et similia, come pure alcuni rimandi a certi Glassjaw, a certi Thursday (senza le urla) e (in parte minore) ai Rival Schools. Ci sono anche passaggi più “easy” e meno convincenti. Insomma, niente di eccezionale, ma tutto sommato è un ascolto godibile, merito anche della produzione curata dal grande Walter Schreifels. [6]

ROCKY VOTOLATO, True Devotion (Barsuk): Niente di che il nuovo del buon Rocky. Nel recente passato Votolato ha saputo fare di meglio e stavolta non è riuscito a soddisfare completamente le alte aspettative che ogni volta vengono automaticamente riposte nel suo indie-folk-pop-rock. Si tratta in ogni caso di materiale dignitoso. [6]

RVIVR, LP (Rumbletowne): Dopo il sette pollici d’esordio, ecco anche l’album: per fortuna è arrivato prima dello scioglimento (con questa gente il rischio è sempre dannatamente attuale). Dei RVIVR abbiamo già parlato, sono uno dei tanti prodotti post-Latterman, nello specifico qui officia Matt Canino. Grande punk rock melodico ed emozionale. [7.5]

Recensioni /2

25 maggio 2010

BLAKE, “I Was Young In The 90′s” (No Reason): Punk rock melodico e aggressivo un po’ sulla scia di Face to Face e Leatherface nonché dei nostrani Seed’N'Feed (specie nell’uso della voce) e dei Social Distortion (per le decise influenze rock’n'roll). Per forza di cose non originale però ben fatto. Ed essendo i ragazzi di Carpenedolo (Brescia) e non di Los Angeles, di Gainesville o di Londra non è cosa da sottovalutare. [6.5]

THE GO FIND, “Everybody Knows It’s Gonna Happen Only Not Tonight” (Morr): Il disco precedente era meglio. Non è una frase banale detta così tanto per dire, “Stars On The Wall” era davvero migliore. Anzi, era uno splendido e raro gioiello di indiepoptronica. Detto questo, neppure il nuovo lavoro dei The Go Find è poi così malaccio, sempre se ci si sa accontentare. [6.5]

JUTA, “Running Through Hoops” (Arctic Rodeo): Dolcissima e delicata come la prima brezza estiva, malinconica quanto basta, la musica degli italo-canadesi Juta è un indie-pop sognante dal cantato femminile e dalle tenui sfumature post-rock, folk e psichedeliche che ricorda un po’ certi vecchi Mates Of State o ancor di più i Cranes e altri protagonisti del dream-pop/shoegaze più morbido ed etereo. Nonché tante altre cose. Molto bello. [7]

THE SMASHING PUMPKINS, “Vol. 1: Songs for a Sailor” (Rocket Science): Più prog che mai, Corgan, in questo mini che raccoglie le prime quattro canzoni distribuite singolarmente nei mesi scorsi e che in futuro, insieme ai prossimi dieci ep (!), andrà a formare un sostanzioso album dal titolo “Teargarden By Kaleidyscope”. Roba abbastanza inutile, tutt’al più solo per i fan più curiosi. [5.5]

WALTER SCHREIFELS, “An Open Letter To The Scene” (Arctic Rodeo): Schreifles è un grandissimo personaggio, poliedrico e sempre avanti rispetto ai tempi. Onesto e coerente fino alle estreme conseguenze e anche per questo (ovviamente) tragicamente sottovalutato. La sua storia va di pari passo con quella dell’hardcore e del post-hardcore degli ultimi vent’anni. Youth Of Today, Gorilla Biscuits, Quicksand, CIV, Rival Schools, la Some Records: lui c’era. Sempre in prima linea. E c’è anche oggi con una chitarra in mano a vergare deliziose e sincere canzoni pop-rock/folk-alt.country semi-acustiche. Con qualche venatura post-grunge e brit, a ricordare rispettivamente Quicksand/Rival Schools e Walking Concert (altra sua band). Un mito vivente. Un altro grande disco. [7.5]


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